La creazione dei liquori, queste bevande così diverse per colore, profumo e sapore, è legata sicuramente alla distillazione. La loro storia è quindi per un lungo tratto la stessa delle acquaviti: aggiungere all’alcol prodotto aromi e zuccheri è stato un altro passo nella fantasia del bere. Ovidio, famoso poeta dell’antichità, giunto a Roma dalla nativa Sulmona fu ammesso alla corte imperiale, dove conobbe Giulia, la figlia di Augusto, che lo prese in simpatia e gli offerse amicizia, protezione a forse anche l’amore. L’autore dell’Ars amandi un giorno le donò un liquore, il mulsum citreum, un vino mielato al profumo di cedro. Si presume che quel mulsum citreum sia stato l’antenato delle bevande alcoliche a base di agrumi. Un fatto certo è legato ai medici della Scuola salernitana, nel medioevo, i quali scoprirono ben presto che le acquaviti erano anche e soprattutto solventi dei principi officinali racchiusi in molte parti dei vegetali superiori. Si iniziò così a produrre delle medicine stabili nel tempo, che oggi possiamo definire progenitori dei liquori; non certo ottimi dal punto di vista organolettico, ma non dobbiamo dimenticare che la ragione per cui venivano prodotti era quella di guarire la malattia e non di appagare la gola… L’attività di ricerca ferveva nei monasteri, nelle abbazie e nelle dimore dei vescovi per produrre nuovi liquori e per migliorare le ricette antiche. Non deve stupire che tanti liquori ancora oggi in auge abbiano avuto origine proprio nei luoghi di culto e di meditazione e parecchie marche commerciali facciano sfoggio di ascendenze legate a monaci e monasteri. Ci lavorò a lungo, nel XV secolo, anche il frate padovano Michele Savonarola (nonno del predicatore Girolamo) che migliorò ulteriormente le possibilità di produrre più velocemente acquaviti. Fu così che queste bevande poterono giungere sulle mense della nobiltà e della ricca borghesia. E non di rado vi arrivarono condite con aromi naturali e dolcificate con miele: ecco il liquore modernamente inteso.








